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Playing The Game 2013

Ottobre, mese di Games Week, l’ormai noto salone milanese dedicato ai videogiochi e agli sviluppatori grazie all’ IGDS (Italian Game Developers Summit). Questo post non è però relativo al salone, ma al suo controsalone ovvero Playing The Game ideato e organizzato da Paolo Branca.

Quest’anno Wannabe-Studios ha avuto l’onore di essere uno dei 3 gruppi di lavoro invitati all’evento assieme ai team del Bosch Art Game e a Mighty Box Games. Il tema della due giorni è stato il connubio tra arte e videogiochi nella splendida cornice offerta dal locale Santeria.

Devo dire che siamo stati molto orgogliosi di poter partecipare col nostro Brush Chronicles, seppure in versione beta. In effetti nel videogioco l’arte è davvero il fulcro del game design e non potevamo sperare di esporlo in un contesto migliore.

La giornata di sabato è stata un felice warm-up, abbiamo conosciuto tanti colleghi sviluppatori come i ragazzi di Urustar e We Are Müesli ma anche Emanuele Cabrini di GameSearch.it con cui abbiamo parlato di videogiochi e istituzioni e tanti altri. Brush Chronicles è stato a disposizione per il pubblico che già sabato ha iniziato a provarlo.

Domenica l’afflusso di pubblico è salito. La sala era davvero gremita di gente, i membri del Wannabe team sono stati felici di spiegare a persone di tutte le età in cosa consisteva il gioco e quanto sia stato importante il lavoro filologico dietro allo sviluppo del nostro progetto. Tra i tester anche Iris Peters coordinatrice del Bosch Art Game. Verso sera ho tenuto la presentazione del progetto (scaricabile da Slide Share) dove ho spiegato alcuni accorgimenti di Game Design che stiamo seguendo durante la fase di sviluppo. Immancabile anche Emilio Cozzi (Il Sole 24 Ore, Edizioni Zero) che supporta instancabilmente la scena indie italiana.

In conclusione credo che manifestazioni di questo tipo siano senza dubbi da elogiare, cosa spinge una persona a farsi in quattro per organizzare un evento così se non una immensa passione? E a Playing The Game la passione si vedeva negli occhi di tutti, una passione sconfinata per il mondo dei video games.